UN CANESTRELLO DI FIABE

UN CANESTRELLO DI FIABE

 

  Lo Scrittore aveva camminato tutta la vita lungo i fogli, saltellando da un tasto all'altro della macchina per scrivere. Come un saggio contadino si alzava all'alba per arare il foglio bianco e, da sinistra a destra, instancabile seminava parole, come granelli fecondi. Poi, muniti di un piccolo canestrello, arrivavano gli Gnomi, mietevano le fiabe e andavano a regalarle per il mondo.

  Previdente, lo Scrittore aveva tenuto i frutti migliori per sé, così da poterli offrire all'Angelo della Morte, quando fosse arrivato il tempo.

 

 

 

 

 

 

  Giunse l'inverno della vita, preannunciato da lievi sussulti del cuore, piccoli mancamenti della memoria... quasi insignificanti amnesie, che lo avvertirono dell'imminenza di un lungo viaggio.

  Una sera lo Scrittore indossò l'abito migliore, chiuse per sempre l'uscio di casa e, tenendo stretto il canestrello con le fiabe più belle, si avviò lungo la strada silenziosa.

Era quasi giunto a metà percorso, quando una donna uscì dall'ombra e gli disse "Fermati, te ne prego! La mia bambina non riesce a prendere sonno. Le Ombre Maligne tengono svegli i suoi occhi e, se non riuscirà a chiuderli, cadrà presto in loro potere. Aiutami. Ho bussato a tutte le porte, ma a quest'ora nessuno apre!".

  "Non posso fermarmi, l'Angelo della Morte mi sta aspettando. Se mi fermo non lo incontrerò e mi perderò lungo i sentieri senza ritorno della Notte" rispose il vecchio Scrittore.

  "Cosa porti nel canestro?" domandò la donna.

  "Sono tutte le fiabe che ho scritto durante la mia vita. Le devo consegnare all'Angelo, per poter entrare in Paradiso".

  "Dammele, te ne prego. Le leggerò alla mia bambina, così potrà finalmente addormentarsi e le Ombre Maligne si allontaneranno per sempre da lei" supplicò ancora la donna.

  "Non posso. Se nulla avrò da dare al Messaggero, come potrò dimostrare di essere degno del Paradiso? Vorrei aiutarti, credimi, ma non posso!" rispose lo Scrittore e, così dicendo, riprese il cammino.

  La donna tacque poi, mestamente, rientrò nell'ombra del sentiero.

  Ad ogni passo il vecchio sentiva diventare sempre più pesante il canestrello. In fondo al cuore, tutte le filastrocche che aveva inventato per i bambini del mondo smisero improvvisamente di cantare.

  "Non importa" sussurrò lo Scrittore "se non avrò più le mie fiabe" e, voltatosi, tornò a cercare la donna.

  I rami degli alberi, nella cupa notte, si piegavano sopra la sua testa e "Torna indietro!" sibilavano "Cosa ti importa se la bambina morirà, sei forse responsabile dell'operato delle Ombre Maligne? PENSA A TE, PIUTTOSTO!". Ma il vecchio non li ascoltò e, raggiunta la donna, con un sorriso depose tra le sue mani tutte le fiabe.

 

  Era quasi l'alba quando lo Scrittore giunse alla fine del sentiero. Maestoso e terribile, l'Angelo della Morte tuonò.

  "Hai qualcosa per me?".

  "Io..." balbettò confuso il vecchio e abbassò il capo poi "no, non ho niente per Te" sussurrò, consegnandogli il canestrello vuoto.

  "Sei proprio sicuro? Guarda meglio" insisté l'Angelo sorridendo.

  Il vecchio abbassò nuovamente il capo per guardare il canestrello e, proprio là dove prima stavano tutte le sue fiabe, scoprì con stupore una miriade di giovani stelle.

  Allora l'Angelo della Morte le raccolse e, ad una ad una, le liberò verso il cielo poi, preso lo Scrittore per mano, lo condusse con sé in Paradiso.

 

 

LidiaMenorello

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