UN PAGLIACCIO IN PARADISO

UN PAGLIACCIO IN PARADISO

 

Carnevale... tempo di frittelle, galani, maschere e allegria...  Dalla televisione immagini di guerra, omicidi, violenza.

Lungo le strade in festa, camminando rasente i muri per non lasciarmi "travolgere" dalla follia, all'improvviso una manciata di coriandoli, caduta dal cielo, mi ha regalato una Fiaba. la regalo a voi intatta, per i vostri Bambini, per le Persone che amate, per i vostri Amici... per non dimenticare...

 

 
 

Anche quella notte Blob lo vide arrivare. Mesto, con i capelli luminosi, la veste bianca, si fermò ai piedi del letto e prese a guardarlo con tristezza poi, senza muovere le labbra, ripeté la richiesta di sempre.

"Blob, perché non vuoi venire con me? Dove sto io ci sono tanti bimbi che non sanno sorridere. Solo tu puoi aiutarli!" e quella notte, il vecchio Pagliaccio del Circo non seppe dire di no

Prese delicatamente la piccola mano e seguì l'Ombra lungo i corridoi del sonno, abitati dai sogni degli uomini; attraverso gli impalpabili veli che il trascorrere del tempo sovrappone sulla memoria dei giorni... avanti, ancora avanti, oltre i ricordi e i desideri depositati ormai lungo la strada, portando con sé solo un piccolo bagaglio di speranza.

E arrivarono, così, alle soglie del mondo.

Dall'altra parte tutti i millenni sarebbero scomparsi, per lasciare il posto ad un presente continuo, senza tempo.

"Hai paura?" chiese il Bimbo.

"Sì" rispose il vecchio.

 

Solo quando la nebbia si diradò per lasciarli passare, Blob li vide. Occhi a dismisura, dilatati dalla tristezza, abitavano quel limbo. Occhi senza domande, né risposte, incastonati in visi di bambini.

Guance opache, fragili ciglia, capelli sottili come fili di seta e piccole mani, alla ricerca di altre mani.

E Blob guardò dentro quegli occhi, finestre appena dischiuse sugli orrori del mondo. Vide cieli attraversati da aerei minacciosi; camere stipate di corpi scheletrici; povere madri con seni vuoti, per quei bimbi dalle pance enormi e poi catene, celle scure, torture e piaghe e urla silenziose... là dove l'uomo si era dimenticato di essere un UOMO.

"Blob, nemmeno gli Angeli sanno cullare questi bimbi per farli addormentare" sussurrò qualcuno accanto a lui.

"Ma tu, chi sei?" domandò il Pagliaccio.

 
 

 

Ancora senza muovere le labbra, il fanciullo rispose.

"Sono il tuo Angelo Custode. Per tutta la vita ti ho guardato far le capriole, gonfiare palloncini per farli salire in alto, roteare enormi biglie fra le mani. Conosco tutti i tuoi giochi. Blob, se vorrai, potremo ripeterli insieme, sino a quando gli uomini non combatteranno più, non si odieranno, non uccideranno più, allora i bimbi che arriveranno qui sapranno già SORRIDERE... e non ci sarà più bisogno di noi.

 

BLOB, VUOI RESTARE CON ME, IN PARADISO?".

Furtive lacrime presero a rotolare lungo le guance infarinate del vecchio Pagliaccio. Rotonde, perfette, luminose come giovani stelle.

Ma in Paradiso nessuno piange. Così, a mano a mano che toccavano terra, le lacrime si trasformavano in piccoli coriandoli variopinti. Allora gli Angeli incominciarono a raccoglierne a manciate e, volando sopra le teste dei bimbi, fecero cadere i coriandoli sui loro visini tristi, in una pioggia di mille arcobaleni.

Stupiti, con il naso all'insù, i grandi occhi si incresparono appena di un lieve sorriso... e da quella notte il miracolo si ripete, lassù, in Paradiso.

 

 

E se qualche sera, uscendo per strada e mescolandovi alla gente in maschera, lungo le vie affollate di allegria, all'improvviso una manciata di coriandoli vi turbinerà sul cuore... non stupitevi. Sono le Lacrime di Blob che, da lassù, continua a piangere su questo MONDO IN FESTA.

 

 

Lidia Menorello

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