LA MORTE E IL RE

LA MORTE E IL RE

 

di Lidia Menorello

 

Alla corte del vecchio e saggio Re erano cresciuti i suoi due figli gemelli, entrambi eredi al trono. Ma... mentre l'uno era astuto ed arrogante, l'altro si perdeva dietro il volo delle farfalle e l'iride degli arcobaleni portati dalle grandi piogge.

La Morte si presentò una sera al monarca, si sedette alla sua tavola e gli disse:

"E' giunta l'ora che il Re di questo castello venga a danzare con me, nel regno Senza Tempo! Fra dieci pleniluni tornerò accompagnata dai musicanti. Prepara il tuo cuore e quello dei tuoi sudditi".

"E' giusto" pensò il vecchio Re che, dopo 400 anni di regno, si sentiva stanco. L'unico cruccio rimastogli era quello dei suoi figli. A chi lasciare la corona? Troppo crudele il primo, avrebbe portato violenza e carestia nel regno. Troppo sognatore il secondo, non avrebbe saputo guidare il popolo contro invasori ed eserciti nemici.

Così, li chiamò a sé e disse loro:

"Quello tra voi che dimostrerà di possedere tutte le qualità per governare, sarà Re. Ora andate a conoscere il mondo e tornate tra nove pleniluni".

Passarono i mesi e, allo scadere del tempo stabilito, arrivò il primo figlio.

"Guarda, padre" disse "io possiedo quanto hai chiesto. Ho saccheggiato tutti i Regni della terra e ho la RICCHEZZA! Ho imprigionato tutti i Saggi incontrati e ho la CONOSCENZA. Ho sottomesso tutti gli eserciti schierati sul mio cammino e ho la POTENZA. MIA DEVE ESSERE LA CORONA!"

"Non è ancora tornato tuo fratello" replicò il Re, che giaceva nel suo letto, afflitto da lugubri presentimenti "Aspetta!".

Ma invano attese il vecchio padre. L'ultimo quarto di luna svanì nel cielo e il primo figlio tornò al suo capezzale, per reclamare il Regno.

"VIVA IL RE!" gridava il popolo, costretto ad acclamare quel nuovo sovrano, tanto crudele. "VIVA IL RE!" gridavano gli invitati nella Sala del Trono, dove il giovane Re stava dando un ricevimento in suo onore. Intanto, nella solitudine della sua stanza, il vecchio padre attendeva il ritorno dell'altro figlio.

Quando una nuova luna conquistò il cielo questi, finalmente, arrivò. Avanzò tra i sudditi silenziosi e mesti e, reso omaggio al fratello, andò a cercare suo Padre

"Perché hai tardato tanto, figlio mio?" sussurrò il vegliardo.

"Perdonami padre. Il vecchio contadino, presso il quale ho dimorato tutti questi mesi, stava morendo senza nessuno accanto. Non ho voluto lasciarlo solo.

Sapevo di perdere così il diritto al Trono, ma sono felice di essere giunto in tempo per ricevere la tua benedizione.

Non ho portato nulla, perché nulla possiedo. Solo, conservo nel cuore l'AMORE PER TUTTI GLI UOMINI, che il contadino mi ha insegnato a coltivare. Ora so che l'AMORE è l'unica vera ricchezza che ogni uomo ha dentro e che il destino di ogni essere è quello di DONARE questa ricchezza, senza mai stancarsi, a tutti gli altri uomini!".

Nella penombra della stanza, gelida, la Morte passò... per proseguire verso la Sala del Trono.

"Chi è il Re di questo castello?" domandò la Nera Fanciulla.

"IO SONO IL RE, ADESSO!" gridò il primo figlio, in tono di sfida.

"Allora vieni, danzeremo insieme nel Regno senza Tempo" sussurrò suadente la Morte poi lo avvolse nei suoi veli e chiamò a sé i musicanti.

La macabra compagnia si allontanò al suono di una melodia che nessuno nel palazzo poteva udire mentre, nel silenzio della sua stanza, il vecchio Re benediceva il figlio ritrovato...

 

...E da quel giorno il giovane principe sognatore divenne Re e governò saggiamente, come già aveva fatto suo padre, per altri 400 anni...

 

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