RACCONTO DI NATALE

RACCONTO DI NATALE

 

di Lidia Menorello

 

  Arrivò verso sera (qualcuno ancora La ricorda), aggirando il monte che, proprio là in fondo, sembrava accoccolarsi tra il cielo e l'ultima casa del paese. Esitando, si avvicinò alle dimore dei contadini e "Sono la Morte" tuonò, facendo tremare appena l'aria intorno, come un frullo leggero d'ali prima del tramonto "Non abbiate timore. Sono scesa sulla terra perché è giunto il tempo che anch'io viva. Sono così stanca... Ho cercato dappertutto, dov'é il mio Liberatore? Ancora non l'ho incontrato. Sapete dirmi dove posso trovarlo?". Lentamente, sollevando appena il capo dalla fatica quotidiana, senza eccessivo stupore, le donne, intente a preparare il cibo, risposero "Devi ancora molto camminare...".

  La Morte proseguì il suo viaggio e a falcate maestose oltrepassò monti e colline, per giungere in riva al mare. Si lasciò, allora, inghiottire dal più profondo degli oceani e tuonò la sua domanda, facendo ribollire il pacato rimestìo dell'acqua "Sono la Morte e sono venuta per vivere. Dov'é il mio Liberatore?". Il silenzio degli oceani e il muto boccheggiare dei pesci le risposero di onda in onda "Devi ancora molto cercare...".

  La Morte risalì e, proiettando la sua ombra sulle nuvole, si dilatò a dismisura, sino a toccare coi lembi del mantello il lontano orizzonte. Esitò un istante prima di ripetere la sua istanza poi, con sordo brontolio di tuono "Sono la Morte" disse "e sono venuta per vivere. Dov'é il mio Liberatore?". Tremolando al luccichio delle stelle, la risposta non si fece attendere "Devi ancora molto vagare...".

  Era così stanca la Morte, di una stanchezza secolare. A Lei, Signora dei giorni concessi alle cose, condannata a vagare per chissà quanto tempo. A Lei, Padrona dell'ultimo sonno degli uomini, custode del fiato emanato dal mondo. A Lei, ancora non era concesso di fermarsi.

  Allora la Morte si rannicchiò, sconfitta, ai piedi di una CROCE che si ergeva, lì accanto, verso il cielo e, indifferente alle cose del mondo, prese a piangere sommessamente.

  "Perché piangi, Bella Signora?" domandò un pastorello "Non sai che questa è una Notte Speciale? Nascerà il Salvatore! Vedi la Stella? Lei ci guiderà. Seguimi!" e così dicendo la prese dolcemente per mano e la condusse verso la Grotta. Procedevano insieme, la Morte e il bambino, lungo il sentiero rischiarato dalla Cometa.

  Piccola, nella sua, la mano del bimbo le dava calore, confortandola. Per la prima volta la Morte sentì il dolore degli uomini, che spesso aveva cercato di intuire raccogliendo le loro lacrime e più forte che mai, struggente come un amore sconosciuto, rincorse il sogno di VIVERE......

  Poi, non ci fu più tempo per niente. In una esplosione di LUCE la notte si illuminò. Schiere di Angeli sovrastarono la Grotta, mentre le stelle del cielo diventavano fioche e impallidivano di fronte a tanta Gloria. Da ogni parte umili pastori e giovani contadine e fanciulli festanti accorrevano, per inginocchiarsi ai piedi del Bimbo e offrirgli doni o semplici sorrisi e un coro di Angeli cantava

 

"GLORIA A DIO NELL'ALTO DEI CIELI

E PACE IN TERRA

AGLI UOMINI DI BUONA VOLONTÀ"

 

  In mezzo a tanto clamore... LUI era là, riscaldato dal fiato di un bue e un asinello e circondato dalle mille attese del mondo.

 Come in un sogno, stordita, la Morte fluttuò verso la greppia e capì che non doveva più cercare.

  Si inginocchiò, allora, ai piedi del BIMBO sussurrando "FINALMENTE MIO SIGNORE!" poi morì... mentre il MIRACOLO della RESURREZIONE si compiva nel suo cuore e in quello di tutti gli uomini.

 

 

Lidia Menorello

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