N U V O L A

N U V O L A

 

Disegno  di July Defina

 

Nuvola galleggiava placida nel cielo, muovendosi piano. Da un po' di tempo si sentiva appesantita, forse perché era aumentata notevolmente. Si rabbuiò al pensiero che l'infanzia stesse finendo. Presto avrebbe dovuto affrontare il mondo, scendere sulla terra e vivere laggiù.

Nuvola era nata nel cielo e qui era cresciuta, giocando con le sue sorelle ad imitare tutte le cose che vedevano scorrere sotto di loro. Anche se adesso, rassicurante, il paesaggio sottostante si snodava senza fretta. Minuscole pecorelle bianche, immobili come statuite d'un presepio, pascolavano su un tappeto d'erba verde smeraldo. Case dalle tegole rosse e dai muri bianchi, si ammassavano in difesa, attorno al campanile di un piccolo paese. Limpidi ruscelli giocavano a rincorrersi tra alberi e ponticelli di legno...

Nuvola ricominciò a pensare.

Era andata a scuola, insieme a Cirri e Nembi, per imparare a sfilacciarsi, correre velocemente, accumularsi davanti al sole... tutti ordinati nei loro grembiulini bianchi. Più grande, si era divertita, nei tramonti dalle ombre lunghe, a indossare abiti rosa bordati d'oro, per scendere sulle cime dei monti, nelle notti di festa e danzare sotto un cielo tremolante di stelle. Poi, col passare del tempo, molte Nuvole se ne erano andate, alcune per sempre, dissolte anche nella memoria... e adesso era giunto il momento che anche lei partisse. Era diventata grande!

Tiepide gocce di pioggia presero a scendere dai suoi occhi lattiginosi. Nuvola le lasciò correre, inarrestabili, mentre già sentiva la gravità della terra reclamarla.

Con un sordo brontolio, il grigio Nembo, suo padre, le sussurrò: "Non avere paura, figlia mia. Crescere è doloroso, a volte, ma necessario. Lasciati andare. Gli uomini ti stanno aspettando da lungo tempo.

Sarai la pioggia che risveglia i campi inariditi; il torrente impetuoso che disseta gli animali; il placido fiume che, attraversando le turbine, regala la luce al mondo degli uomini; l'acqua che lava il viso dei bimbi, le mani dei contadini, le lacrime di chi è solo... l'acqua che battezza gli uomini, per consacrarli a Dio e accompagnarli, infine, all'ultima dimora, ancora benedicendoli.

Va', figlia mia, la Terra ha bisogno di te!".

Passarono i mesi, forse anche gli anni, prima che Nuvola si sentisse nuovamente stanca. Aveva conosciuto il bacio lieve dei fili d'erba che si chinavano discreti sulle sue sponde; il sorriso dei bimbi, regalato all'azzurro del cielo dallo specchio levigato di uno stagno; la sete dei campi, prosciugati da un sole avido e impietoso; la potenza delle turbine che, invitandola in un carosello di girandole, inebriava il suo andare lento incontro al mare, sino ad accecarne la via, per rubarle la forza per illuminare i paesi, le città, le strade...

Era stata compagna della vita e della morte nel mondo degli uomini... e adesso si sentiva tanto stanca, come appesantita. Allora si adagiò senza fretta sul letto di un fiume che, dolcemente, la portò all’estuario. Quando arrivarono, Nuvola si lasciò conquistare dalle tiepide onde fluttuanti e, raccoltasi in una goccia d'acqua, si annullò nel Grande Mare.

Un Sole estivo, afoso, cominciò a corteggiarla discreto. Nuvola si sentì svanire, quasi dissolvere, nel pulviscolo dei suoi raggi e, piano piano, senza dolore, prese a evaporare verso il cielo dove, accolta nel Paradiso delle Nuvole, vi rimase a lungo.

 

Lidia Menorello

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