IL PAGLIACCIO E LA LUNA

IL PAGLIACCIO E LA LUNA


 

 

 

 

 

Luna si affacciò anche quella sera, come tutte le sere, al balcone dell'Universo e guardò il Poeta.

 
"Come sei bella, così bianca e pallida. Ti amo piccola Luna" sussurrò il giovane, ormai perso dietro i capelli argentati della fanciulla.

 
Ma, indifferente e lontana, Luna lo guardò con occhi distaccati e sbadigliò.

 
"Ah, come mi annoio" si lamentò Luna "se solo riuscissi a farmi ridere, invece di tediarmi con le tue noiosissime poesie!" gridò, infine, irritata alla volta del giovane.

 

Il Poeta rimase sotto il balcone dell'Universo sino all'alba e, per l'ennesima volta, vide Luna rientrare, senza aver ottenuto il sospirato bacio.

 
Un altro giorno sfuggì al cuore dell'innamorato, eterno come la sua attesa. Poi, nuovamente, tornò l'amica notte. Avvolta in evanescenti nebbie lattiginose, Luna si sporse dalla balaustra, in cerca di qualcosa che la facesse divertire. Proprio sotto al suo balcone il solito Poeta sospirava.

 
Esasperata, l'eterea fanciulla gridò indispettita al suo indirizzo: "Se domani non riuscirai a farmi ridere, mi nasconderò per sempre dietro le nuvole e non mi vedrai più!" quindi si voltò e gli mostrò la sua faccia scura.

 
L'aurora trovò lo sconsolato Poeta che vagava per la terra, alla ricerca di qualcosa che rallegrasse l'amata. Raccolse, così, le gialle foglie d'autunno, i rossi fiori estivi, l'azzurro degli abissi marini, il bianco delle nevi eterne, il verde smeraldino dell'erba... e si fece un coloratissimo costume, che indossò.

 
Poi tornò sui suoi passi, giusto in tempo per varcare il cancello della sera, attraversare il parco vespertino e giungere sotto il balcone dell'Universo.

 

Le tendine rilucenti di stelle si scostarono ed ecco apparire la capricciosa Luna.

 
"Chi sei TU?" chiese la bella, allo strano giovane che sostava sotto la balaustra.

 

"Sono un Pagliaccio. Il TUO Pagliaccio, se lo vorrai! Vedi, so piroettare, cadere sulle ginocchia, battere maldestramente contro il mondo intero... per TE" e, così dicendo, il Poeta rotolò nella fanghiglia melmosa, bevve l'amaro calice della malinconia e sputacchiò ridicole sentenze... mentre Luna, dall'alto del suo balcone, batteva le mani divertita.

 
"Ancora! Ancora! Da oggi sarai il mio guitto. Ah, finalmente qualcuno che sa tenermi allegra. Ero così stanca della lagna di quel Poeta!" gridò alle stelle la crudele fanciulla.

 

Poi si sporse un po' di più, baciò sulle labbra l'improvvisato giullare e gli sussurrò, con occhi folli "Ti amo, PAGLIACCIO!!!".

 
La bocca del giovane innamorato, ingrandita dal rosso dei lamponi, si deformò in una smorfia di dolore mentre dagli occhi bistrati scesero due coriandoli variopinti... ma Luna non se ne accorse e continuò a danzare, con passi crudeli, sul cuore del Poeta.

 

 

Lidia Menorello

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