IL RE DELLA PIOGGIA

 

Aprile ogni goccia un barile

 

 

IL RE DELLA PIOGGIA

 

 

Narra la leggenda che tanti e tanti anni fa, in un paese lontano lontano, viveva una giovane contadina di nome Ambra, tanto buona quanto bella. La ragazza possedeva, come unica ricchezza, un campicello d’erba, che annaffiava ogni giorno con amorevole cura.

 

Era povero il pasto della fanciulla, che si sedeva intorno al desco una sola volta al dì, ma di quel poco la ragazza ne metteva sempre da parte... un poco per i mendicanti di passaggio.

 

Poveri erano i vestiti che, anche nel gelido inverno, tentavano di ripararla dal freddo, ma una calda coperta di lana, ben lavata e ben stirata, aspettava nell’armadio per essere regalata a qualche lacero passante.

 

E flebile era, infine, anche l’unica candela che la fanciulla teneva accesa solo nelle notti di tempesta, così da permettere a chi si fosse perduto lungo la strada, di ritrovare riparo sotto il tetto della sua casa.

 

Purtroppo, come spesso accade a chi è tanto povero, la fanciulla era molto sola. Nel vicino paese, nessuna ragazza voleva avere come amica né misera contadina e nessun giovane si era mai sognato di corteggiare Ambra, né tanto meno di chiederla in moglie perché, anche se buona e bella, era pur sempre una misera contadina.

 

Un giorno, forse portata dal vento, forse sussurrata dalle stelle, si sparse la voce che il Re di un Paese assai lontano si era messo in viaggio per trovare una fanciulla da chiedere in sposa. Subito un gran fermento prese le giovani del villaggio. Chi si confezionava nuove vesti, chi trascorreva lunghe ore davanti allo specchio per inventare nuove e arzigogolate acconciature, chi studiava ore ed ore interi discorsi da ripetere al Re, così da affascinarlo con la propria bravura... Solo Ambra continuò ad annaffiare l’erba del suo campicello.

 

Passarono i giorni, passarono le settimane, passarono anche i mesi. Giunse infine la primavera, con le sue prime timide piogge e, in un carrozza trainata da focosi destrieri, giunse finalmente anche il Re tanto atteso. Ma quando Uragano, Tuono e Tempesta (così si chiamavano gli scalpitanti puledri) si fermarono al centro del paese e dalla carrozza uscì il Re... la folla ammutolì.

 

Al fianco, in guisa di spada una affilata saetta lampeggiava minacciosa e, gettato sulle spalle, un nero mantello mandava sinistri bagliori ad ogni folata di vento che ne sollevava i lembi: Il RE DELLA PIOGGIA era alfine giunto.

 

“Che doni poteva portare, per ARRICCHIRLI, uno come lui?” si chiedevano intanto i paesani, osservandolo di sottecchi, solo GRANDINE E ALLUVIONI E DISASTRI.

 

Nessuno si accorse che, sotto lo sguardo tenebroso e cupo, gli occhi del principe avevano i riflessi di un sereno arcobaleno estivo dopo il temporale. E nessuno immaginò che, nascoste in un forziere, il giovane avesse portato gemme grosse come chicchi di grandine da donare a chi l’avesse accolto con Amore. Al contrario, accecati dal proprio egoismo, gli si avventarono contro, costringendolo a fuggire. In mezzo a tanto vociare, oramai a briglie sciolte e senza più controllo, Uragano Tuono e Tempesta scatenarono sul paese un vero e proprio putiferio degno dei loro nomi.

 

Intanto il Re della Pioggia, lacero e dolorante, si ritrovò a sera, mentre ancora imperversava la buriana, nei pressi di una casetta illuminata da una flebile luce. Bussò e la porta si aprì sul volto di una meravigliosa fanciulla dagli occhi buoni che, dopo averlo medicato e rifocillato, gli offrì una calda mantella per ripararsi dal freddo e tenera erba per i tre cavalli che nel frattempo avevano ritrovato il loro padrone.

 

Il Re della Pioggia si innamorò al primo sguardo della fanciulla e la fanciulla si innamorò al primo sguardo del giovane mendicante. Così la mattina dopo la carrozza prese la via del ritorno perché il re della Pioggia aveva finalmente trovato la sua sposa e il Regno dell’Acqua la sua Regina... e da quel giorno Ambra e il giovane Re vissero felici e contenti...

 

 ... Sul piccolo paese, invece, da allora ogni primavera piovono chicchi di grandine grossi e rilucenti come perle, per ricordare agli abitanti egoisti il tesoro che avrebbero potuto avere... e che non seppero meritare.

 

 

Lidia Menorello

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.